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Neanderthal e sapiens sono la stessa specie?

Le recenti scoperte circa l'ibridazione tra Neanderthal e Uomo Moderno (Anatomically Modern Humans, AMH) hanno sollevato quella che fino a 10 anni fa sembrava una domanda banale: Homo neanderthalensis e Homo sapiens sono veramente due specie distinte?

Il concetto biologico di specie
Il concetto biologico di specie si basa sul fatto che due specie sono differenti in quanto isolate a livello riproduttivo: ovvero, non possono accoppiarsi tra loro o, nel caso in cui riescano, la prole ibrida sarà sterile, e quindi non potrà riprodursi a sua volta. Un fenomeno che viene definito come isolamento riproduttivo. È a causa di tale isolamento che l'uomo non può avere figli con Scimpanzé o Gorilla (le specie attualmente viventi più vicine all'uomo), né tantomeno con altri animali.
Noi sappiamo, però, che in tutti gli individui non africani vi è circa il 2% di DNA proveniente proprio dai Neanderthal, a causa di quegli eventi di ibridazione scoperti recentemente e di cui accennavamo nell…

Alla conquista delle Americhe!

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Il popolamento delle Americhe: un problema ancora in gran parte irrisolto
Con l'uscita dall'Africa e la scomparsa delle altre forme umane (Neanderthal, Denisova, Homo floresiensis, ecc.), 50.000 anni fa Homo sapiens si era reso protagonista dell'occupazione di Europa, Asia, Australia e ovviamente dell'Africa, continente d'origine. Poche terre rimanevano ancora da conquistare: una di queste era l'America.
Il popolamento delle Americhe da parte dell'uomo è sempre stato uno dei temi più dibattuti della ricerca antropologica: chi erano gli Amerindi? quali rotte migratorie hanno seguito? quando sono arrivati in America? sono solo alcune delle domande a cui ancora oggi tentiamo di dare una risposta. Per fortuna, grazie ai progressi di genetica, paleontologia e geologia ora ne sappiamo un po' di più, ma numerosi aspetti rimangono ancora da chiarire.

Da dove sono venuti?
Una delle prime domande che gli antropologi si sono posti è: quale rotta migratoria hanno se…

50 sfumature di melanina: storia del colore della pelle

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Gli studi etnografici e la tassonomia razziale
Nero, bianco, giallo, rosso: così Linneo (Carl von Linné, 1707-1778) definiva nel Systema Naturae del 1758 i diversi colori della pelle umana in relazione alla 'specie' di appartenenza. L'Africano era nero, l'Asiatico giallo, l'Europeo bianco e l'Americano rosso (d'altro canto, chi non ha mai sentito parlare dei "pellerossa"?); i colori poi erano legati ad altre caratteristiche, sia fisiche sia socio-comportamentali.
Lungi dall'essere fuori dal mondo, quella di Linneo era una classificazione perfettamente in linea con la cultura scientifica del XVIII e XIX secolo, periodo in cui lo studio delle caratteristiche fisiche costituiva la base dell'antropologia e degli studi etnico-razziali.
Oggi, per fortuna, sappiamo che il colore della pelle non è in alcun modo legato a personalità e comportamento, e da una ventina d'anni abbiamo iniziato a comprenderne i diversi significati biologici, nonché …

Il campo magnetico ha ucciso i Neanderthal (?)

In questi giorni notevole risalto mediatico è stato dato alla "notizia" che l'uomo di Neanderthal sarebbe scomparso a causa di un <<crollo (a circa il 25% del valore attuale) improvviso del campo magnetico terrestre>> [1]. Si tratta di uno studio del Cnr-Ismar di Bologna, in collaborazione con la Florida, ad opera di due paleoclimatologi, Luigi Vigliotti e Jim Channel. La "notizia" ovviamente suona incredibile ai nostri occhi, e forse il problema è proprio questo. Ma vediamo insieme per quale motivo (anzi, per quali motivi), bisogna guardare con occhio critico affermazioni simili.
Ipotesi o certezza? Innanzitutto, nell'articolo di Repubblica si parla di IPOTESI, e non di una tesi comprovata o di una risposta certa (anche perché di risposte certe al mondo direi che ce ne sono veramente poche). L'enciclopedia Treccani definisce l'ipotesi in senso scientifico come <<prima formulazione di una legge, non ancora sperimentata o sperimentab…

Lucy e l'evoluzione del bipedismo

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Tra i fossili più famosi al mondo c’è "Lucy", scoperta nel 1974 da Donald Johanson nell’Afar (Etiopia), divenuta paladina del nostro blog e simbolo di uno dei gruppi di ominidi più studiati: le Australopitecine.

Australopithecus afarensis: ovvero, Lucy
A. afarensis è una delle specie di ominidi meglio conosciute: i ricercatori possono contare, infatti, sui resti di oltre 300 individui! Lucy e i suoi compagni vissero in Africa orientale fra 3.85 e 2.95 milioni di anni fa. Come tutti i primi ominidi, aveva caratteristiche miste ‘ape-like’ (tipiche delle scimmie antropomorfe) e ‘human-like’ (tipiche dell’uomo). Il cervello era ancora piccolo: circa 400 centimetri cubi (meno di 1/3 di quello umano e simile a quello degli scimpanzé). Come nell’uomo moderno, vi erano delle differenze nelle dimensioni fisiche tra i due sessi: i maschi raggiungevano i 150 cm di altezza e i 40 kg di peso, mentre le femmine in media erano alte 100 cm per 30 kg di peso.



Il resto del gruppo
Altre tre sono l…